Monthly Archives: October 2010

Creative Writing Exercise 1 – What Moves Your Heart?

Standard

Just one word: love. That’s what I discovered to be what moves me. I know it’s kind of a common word. And it can mean a lot of things. Moreover, love has different shapes. Friends love each other, family gives you love, lovers love each other. Well, the real love – which for me is different from friendly or familial affection – is the one loads of poets and writers have always written about and will always do. Apparently, I am not able to actually experience this kind of feeling and my own experience would make anyone else give up and find another thing to let their heart move. Yet, I can’t give it up. I always dream of it. I felt it several – well, actually not several, just kind of a few times. But I am deeply aware of how important it is. I fight for it. I fight to get it. There is just like a problem anyway. You can’t force people to love you back. And then, love is what moves me but also what defeats me all the time. It’s just a positive and a negative feeling. It’s a friend and an enemy. Nowadays, it’s not that easy to find love, the real and true love that I mean. People are too busy to think of how important it is. You can’t live without it. And it’s just such a specific feeling that nothing else could ever ever take its place. There are no friends, no relatives, no parents who can love you as the person who loves you does. Because it’s just a unique kind of love, it’s taking care, comforting, helping, it’s like a spell, like a potion the ingredients of which come from all the other types of love. Oh no, pardon me, of affection. What I always say since I haven’t found it yet is that I’m not living at the moment. I’m just surviving, existing. Love is life. There is a song I learnt last summer which says: “I live to love, I love to live”. Yes, I live to LOVE! That’s it! That’s just my point. I may not have love at hand at the moment but for sure I have it always clearly on my mind, and even if I don’t think about it (because apparently, apart from being incredibly busy, not thinking of it is just the only way to keep on – at least – existing) I do know that THAT is what I’m looking for.

We all have – as another famous song reads – the Godforsaken right to be loved, loved, loved. And I know it can’t be with anyone, and I know me myself I said no. But I know that sometimes it should really be and I’m always astonished by how people are just not able to see that or are too lazy to try! I know I could be wrong, I know that it’s just  about more than one person, it’s just about more than me. I perfectly know that. And even if I just thought I had the secret of love right in my hands, I was wrong. I do not know that much about love. I have no experience. But I know I can’t forget it. I try, I just try so hard. But I can’t. And I wait. Patience is needed and what I have to do is waiting. It’ll come to me eventually. And yet, I’m not able to be motionless and watch my existence keeping going not being actually able to do anything better. Now, what does it all mean? I don’t know what all this stuff about love should mean, I just know that I would like to make my life a celebration of it. And what is more, I would like to celebrate the kind of love which to me is the most important and authentic: lovers’ love. It might be banal, silly and naive. But why? Who did say that? Is loving a man/woman naive and silly? Is it tiring? Is it boring? Is it something that may make you feel bad? Yes, sometimes it could be, I perfectly understand that. And sometimes it just doesn’t make you happy as I am convinced it could. And yet, that’s just what I think and what moves me.

This is the result of a creative writing exercise, written on paper yesterday during an English class about text writing. I apologize for any linguistic mistake there may be but it was just a stream of consciousness and I just rewrote what I really think was not acceptable.

Advertisements

Diario di viaggio vol.3

Standard

Pazienza, devo solo avere tanta tanta pazienza. Lo so che dovrei dedicarmi al mio lavoro di traduttrice (almeno al momento è il mio lavoro) però adesso preferisco una seduta di grafoterapia. Prometto e, stavolta lo faccio, che appena finisco la seduta mi metto a tradurre. Lo faccio, qualunque ora sia quando finirò.

Allora. Io non sono tutta a posto, questo era chiaro. Ma possibile che debba essere l’eccezione alle regole sbagliate? L’Erasmus sta per me rivelandosi un’avventura DISASTROSA! E’ una catastrofe! Non trovo il mio ritmo e non sono naturale. A volte sono euforica, altre volte seno intrattabile. Più spesso la seconda purtroppo!

Il pacco è arrivato ieri (mart. 19.10) cmq. E per un soffio sono riuscita a beccare il corriere! Cmq. A parte questo, devo dire che, sì, sono anche ingrata! Mi riesco a sfogare solo con chi? Con i genitori! Sono proprio infantile e ingrata! Mi sento così male! Adesso, in questo preciso siffatto istante mentre scrivo no, ma temo lo stato di oggi non sarà l’ultima volta che l’attraverso. Mi è già capitato più volte, come ho detto prima, e non escludo quindi di essere ormai immune dalla depressione. Perchè di questo si tratta. O almeno ne ho il sospetto. Depressione da stress. Ho fatto troppe cose finora e da troppo tempo e non ho intenzione di smettere purtroppo. Sono già pronta ad affrontare un altro spettacolo di portoghese (ma non volevo fare una pausa? E infatti, oggi 25.10, posso ribadire che la pausa la faccio per il momento) e già in lizza per essere staff al Villaggio CISV a Forlì l’estate prossima. Alè, fatemi gli auguri o le condoglianze… Stanotte (sono le 11 passate) so ancora meno delle altre volte che cavolo stia scrivendo, sopportatemi. Cmq, adesso questa seduta la termino qui. Diciamo che serve solo come riscaldamento per la traduzione Ing-Ted che mi appropinquo a scrivere.

Buona notte. Alla prossima.

Diario di viaggio vol.2

Standard

E come sempre aspetto. A questo giro aspetto il corriere DHL dall’Italia con i suoi 18 kg di roba utilissima che mi serve per sopravvivere. Prima tra tutto: la giacca di piumino. Qua a Colonia fa un freddo becco e non siamo nemmeno a un mese da che è cominciato l’autunno! Papà ha avuto l’accortezza di rincuorarmi dicendo che quando era a Mannheim gli è capitato di lavorare con -12°C. Ok. E’ il caso di coprirsi per benino.

E’ la prima volta direi che parlo della mia famiglia sul blog, durante una seduta grafoterapica. E’ un segno di regressione. Di infantilismo; invece di crescere, torno indietro. Diciamo che i Peter Pan non mi dispiacciono affatto, ma questo mio peterpanismo è assolutamente eccessivo e del tutto fuori luogo. Sarà che ho scelto la carta per dar voce ai miei pensieri a briglia sciolta e non il supporto elettronico. Almeno per la prima stesura (alè, adesso che rimetto mano mi rendo conto che sto cercando di tirarmela come se fossi Alessandro Manzoni de li castelli! La PRIMA STESURA U_U). Eh, ma finché non arriva il pacco posso fare poco. Internet ce l’abbiamo, ma il mio pc è morto nella batteria (= la batteria è scarica. Sì scrivo in un modo molto strano!).

Mi piacerebbe fare riflessioni sulla vita, ma al momento pare io non abbia molto su cui riflettere. A volte mi sembra di poter aggiustare le cose nonostante il luogo non sia propizio, altre volte – come ora – mi sento arida e nel posto sbagliato. Sento che potrei o dovrei o semplicemente vorrei essere da un’altra parte ma non è possibile in questo momento. Non è che Colonia sia un brutto posto, però della Germania ne ho un po’ fin sopra i capelli! Allora, so perfettamente che questa non è l’attitudine (o mamma! Che calco dall’inglese! Dovrei piuttosto dire, riguardandoci alle 01.28 di lunedì 25 ottobre, che non è l’ATTEGGIAMENTO giusto!) per affrontare un Erasmus che per certi versi deve ancora cominciare veramente, ma diciamo che se avessi vinto la borsa a Londra forse adesso mi sentirei un po’ più a mio agio.

Forse è il fatto che effettivamente qui sono responsabile esclusivamente di me stessa per la prima volta nella mia vita. E forse questa “libertà” mi fa un po’ paura. Forse sono solo una bambina sciocca che non sa stare al mondo e che tuttavia ha aspirazioni che oltrepassano fin troppo i suoi limiti. Non so più cosa sognare. Non mi va di guardare così in là da sapere esattamente cosa cercare e dove. Per questo dovrei essere felice di avere questa opportunità. E per certi versi lo sarò anche, ma temo un po’ troppo deep inside per poterne sentire gli effetti…

Qualcuno mi faccia sapere se sono un’ingrata! Perché purtroppo non ho la benché minima idea di come percepirmi. Non so chi sono. Cioè, qlcn ha anche provato a spiegarmelo, ma al momento non ho modo di andare a ricontrollare né la mia memoria si può permettere di indugiare oltre quello che ha già ampiamente fatto. Per motivi pratici e di sanità mentale.

E intanto il corriere non arriva! Ma come cavolo faccio a uscire co’ sto gelo senza un piumino addosso? (ok, sono vegetariana, è ufficiale, no? E allora NON dovrei volere un piumino!!) L’impermeabile è lercio e, ok, forse mi avrebbe tenuto un po’ più al riparo (dire calda mi sembra arrotondare per eccesso!) però davvero non potevo indossarlo ancora se non prima di una bella sterilizzata (che, ovviamente, non è possibile dargli perché la card per la lavatrice non è carica!)

Ed eccomi alle prese con una barretta (dietetica, si spera!) mentre attendo il corriere e scrivo il blog su carta che poi trasferirò in rete. Il tutto cercando di NON fare nemmeno una briciola, perché la moquette senza aspirapolvere io non so come pulirla e combattendo le fitte che mi procura il dente del giudizio che mi è rimasto, ha pensato bene di nascere mentre io sono in Germania e che la dentista si è guardata bene dal levarmi data la mia imminente partenza. E adesso io sto qui, con le piaghe in bocca per una cosa che non mi aveva mai dato occasione per lamentarmi perché ero sempre intervenuta prima! Va bene il Panta Rei, caro Parmenide, ma se le cose positive restassero tali per un po’ più di tempo, staremmo tutti molto meglio!

E quindi, dopo aver con successo mangiato la mia barretta senza spargimenti, il corriere non è ancora arrivato. Ma voi vi chiederete: ma non c’hai proprio un benemerito piffero di niente da fare tutto il giorno? Non sei andata lì per studiare? Benappunto! Certo che sono qui per studiare e avrei anche dei bei compitini da assolvere, ma senza pc disponibile né dizionari (che sono nel pacco!) la vedo ben dura a fare i compiti! Io ho solo paura che il corriere così come è arrivato se ne torni indietro! Col mio piumino! E i miei dizionari!

Se mi vedeste ora, sicuramente vorreste mandarmi a quel paese, perché sono seduta su un tavolo, davanti a una finestra con un panorama abbastanza arboreo da essermi gradito. Manca solo una fumante tazza di tè. Insomma, un’immagine di me che mi piace e che sognavo un giorno diventasse una me vera. E ora è qui. E ora, puntualmente, è il momento – o meglio il posto – sbagliato. Da come parlo e scrivo e mi comporto, sembra assurdo che sia stata davvero io di mia sponte a fare domanda per venire in Erasmus. E, addirittura, in Germania. Ma è stata una scelta forzata. E poco ponderata. Le cose che DEVO fare senza che ne sia convinta al 100% mi riescono sempre un po’ ostiche.

In questo momento, oltre ad avere il braccio in cancrena ma non avere voglia di smettere di scrivere, quello che vorrei sarebbe evocare immagini belle come quelle nell’intervento sulla new me (leggi: sulla Svezia 🙂 ) Ma forse non è ora. E poi ricordatevi che quell’intervento è in inglese! Ieri mi sono ascoltata parlare tedesco e inglese, nella stessa occasione, in soluzione di continuità. Diciamo che l’ho fatto mentalmente dopo che la cosa era successa (sapete, è molto facile parlare svariate lingue in una sola conversazione e, diciamo, questa è una cosa alquanto soddisfacente. Ma mai quanto la mediazione francese-tedesco, ovviamente!). E quello che ho dedotto è stato che parlare in inglese mi rende molto più naturale e la mia voce è anche diversa. E’ più come vorrei che fosse. Succede anche col francese, ma l’inglese è il mio primo amore e non posso dimenticarlo mai! Quando parlo in italiano la mia voce è – a mio avviso – molto tendente al maschile, mentre quando parlo tedesco inciampo ancora con pronunce / regole / parole… Inglese è fluency. Non sentite come suona bene questa parola? Fluency. Come latitudine e longitudine per Alice in Wonderland (quanto è più efficace di “… nel paese delle meraviglie”?) E, ovviamente, lei se le ripeteva in inglese! 😛 Ovvio che sono io che ho scelto tedesco, ma la ragione mi è profondamente oscura. Anche Hußner ha ricevuto la stessa risposta. Lui ce l’ha giustamente chiesto e io ho saputo solo dirgli che sento una specie di legame misterioso tra me e questa lingua. Ma non ho la benché minima idea di che natura sia questo legame. So che a suo tempo il tedesco mi mancava come l’aria che respiravo (beh, mi mancava come potrebbe mancarmi l’aria che mi serve per respirare 😀 ) E mi mancava la mia prof di tedesco, Io la volevo rendere orgogliosa, e ci sono anche riuscita! Beh, magari non proprio proprio solo col tedesco, però…

E quindi eccomi ancora qui, sempre alla finestra, sempre ad aspettare il corriere, sempre a scrivere, sempre a Colonia. Oggi all’uni ci devo andare cmq e stasera ho la prima lezione di danza musical! (25.10.2010: poi l’ho fatta mercoledì ed è stata un fallimento) E le lezioni di oggi sono di inglese! Quella di tedesco ho dovuto saltarla per via del corriere. Giornatina OK, se solo mi arrivasse il pacco! Dai camioncino giallo! Dai uomo in divisa gialla! Daiiiii! Nel siffatto istante sto provando a telefonare mamma… Vediamo se mi risponde e mi dice qlcs. No, non mi ha risposto 😦 Magari richiama. Ecco, ho ricominciato a parlare di casa… Beh, no in realtà ho soltanto detto per filo e per segno cosa stessi facendo… Come potete vedere, anche se non se ne parla apertamente, si tratta sempre di associazioni libere! Ma quanto è divertente parlare (ops, no, scrivere!) così a manetta senza un piano, senza un tema, solo per il gusto di farlo e nutrendo la speranza che qlcn legga queste parole… Non ricordo esattamente quale dei 320 docenti che ho incontrato in questa prima settimana universitariamente crucca o cruccamente universitaria abbia detto: scrivete sempre come se qlcn dovesse un giorno leggere quello che state scrivendo. Beh, è quello che faccio. Magari non scrivo saggi, però scrivo. E scrivo per qlcn. Che vi piaccia o no quello che scrivo o come lo scrivo è forse un mio problema più di quanto io pensi e – in effetti – parecchio di più, dato che non lo vedo quasi per nulla come un problema mio! Ed ecco che qui mi contraddico ampiamente! Perché se scrivo affinché qlcn legga le mie parole, dovrei farlo in un modo che sono sicura piaccia a qlcn se non proprio a tutti tutti. E se però poi dico che non mi tange particolarmente che a chi legge quello che scrivo piaccia o meno, beh, a quel punto io noterei una contraddizione di fondo.

Ok, sono completamente rincitrullita! Dai, lo so che lo pensate, quantomeno sono sicura di pensarlo io! Non può essere sana di mente una persona che si sfoga scrivendo maniacalmente e, come se non bastasse, pubblica pure le sue stramberie grafiche sperando che quei pochi che leggono apprezzino! E non mi considero weird solo per questo. Ci sono un’infinità di motivi per cui dovrei essere messa sotto stretta osservazione, perché penso di essere una caso clinico di una qualche strana patologia.

Ma forse, è solo narcisismo egocentrico e megalomane.

Diario di viaggio vol.1

Standard

Presente i bisogni fisiologici? Ecco, apparentemente per me questo è la scrittura, un bisogno fisiologico! Anche adesso, davanti al mio piatto di pasta ai peperoni, il primo vero pasto cucinato da me in Erasmus. Dato che prevedo queste saranno taaaaante pag di diario, oh no pardon, di grafoterapia, prevedo anche che presto mi farà male da morire il braccio dx. Inoltre la pasta si sta già freddando, ma questo non è un grossissimo problema. Cmq ormai è ufficiale: sono vegetariana. Non sto scherzando e non sono fissata con il new age e altre stramberie (anche se poi, chi lo ha detto che sono stramberie?). Quindi la prox volta che qualcuno mi dovesse invitare a pranzo, sappiatelo bene che non mangio più nè carne nè pesce. 🙂 Ed è giustappunto per questo che secondo Scambieuroperi.qlcs (?) si cercano 15 tagliatori di carne (ma macellai no eh?) dove dove? Provate a indovinare…? In SVEZIA! Ahahahahaha! La vita è così buffa! uno fa di TUTTO per trovare una scusa plausibile per tornare in un posto caro a se stesso e cosa succede? Che la prima occasione in realtà non fa più per lui/lei (essendo in Crucconia dove sono tutti fissati con la parità dei sessi, anche io mi adeguo!)

Allora, adesso finisco la pasta, lavo i piatti se no non lo faccio più e poi mi ridedico alla terapia. A presto / Bis bald / See you soon / A bien tot (ci andrebbe un circonflesso ma non c’ho voglia di andarlo a prendere da word) / Até breve (Ecco, queste sono tutte le lingue che a diversi livelli conosco. E aggiungo Hasta luego 🙂 )

Ed eccomi di nuovo qui. Al momento la pasta l’ho finita da un bel po’ e i piatti li ho pure già lavati. La cucina è pulita, mi sono intrattenuta con la Debora che nel frattime è tornata e mi sono anche già docciata. Quindi di tempo ne è passato più del previsto. Sono le 23.20, forse sarebbe il caso di andare a nanna dato che ho messo la sveglia alle 7.30 e da domani comincia una routine parecchio ma parecchio serrata. Spero di poter seguire 3 corsi del programma per studenti SportReport e le lezioni all’università sono belle toste. In più devo fare i compiti (eh già, qua siamo tornati alla elementari) e probabilmente seguirò un corso di teatro portoghese (rettifico al 24.10: no, non lo seguo perchè sono troppo morta al giovedì pomeriggio per star fuori anche la sera e non credo riuscirei a tenere il ritmo con anche un copione da imparare. Sì, lo so, sto tradendo il teatro, ma lui credo capirà e cercherò di recuperare a Forlì). Devo fare la spesa, la lavatrice, pulire camera, andare a comprare l’occorrente per pulire casa, tornare all’Ikea e fare shopping. Ok. Diciamo pure che le cose da fare non mancano. Spero di riuscire a fare la lavatrice al più tardi martedì. E il resto devo cercare di farlo domani. Beh, non tutto ovviamente. Il problema è che al momento da noi non c’è internet e anche se ci fosse sarebbe totalmente inutile perchè non ho gli adattatori. Insomma, ancora la situazione è catastrofica e non vedo l’ora che si appiani. Davvero, se non si mette a posto tutto finisco per impazzire. Ieri mattina (sabato 15.10. 2010) ho avuto un bel momento di crisi, ho telefonato a casa e mi sono sfogata. E’ strano, ma in questo momento casa mi manca e ovviamente per casa intendo Imola. Non ero abituata a sentire la mancanza di quel posto, nè effettivamente di mamma e papà, perchè finora ovunque io sia finita mi sono sentita bene. A posto. Beh, ho avuto momenti da dimenticare, ma il periodo più lungo che ho passato fuori prima di questo da poco cominciato non ha previsto nostalgia per Imola. Che, malgrado ci abitino i miei, sulla scheda tedesca (ebbene sì, ho dovuto attivare un numero crucco) è salvata proprio solo come Imola. Nonostante ci sia tutta quella che è la mia famiglia. Più o meno. E poi questo momento è strano pure perchè, nonostante io sia in Erasmus e dovrei per questo avere una voglia matta di stare con un mucchio di gente tutto il tempo, mi piacerebbe invece passare del tempo con me stessa. Oggi l’ho fatto per poco. Una passeggiatina alla scoperta dei meandri centrali di Colonia. Ho scoperto cose interessanti e ho goduto un po’ della mia sola presenza. Ora, può sembrare uno strano ragionamento, ma credetemi non lo faccio perchè spinta da narcisismo, bensì perchè di persone ne ho viste forse un po’ troppe in una volta ultimamente e ho bisogno di un po’ di solitudine. Che, peraltro, so quasi per certo che non ci sarà fino alla fine del prossimo luglio. E badate bene, è cmq una mia scelta e di ciò ne sono pienamente consapevole.

E tuttavia avrei voglia di una storia d’amore. Beh, di quella ne ho sempre voglia. Dato che finora non sono stata così fortunata da viverne una che così si possa chiamare. direi che sarebbe anche ora. Ma a parte girare lo sguardo ovunque e trovare ovunque almeno n°1 candidato decente, non ho molta intenzione di lavorare io. Diciamo che sono in ferie per quanto riguarda la mia attività di mantide religiosa! Pausa. Chi mi ama (in senso letterale e un po’ meno, perchè se c’è qlcn che davvero è innamorato di me ora e potrebbe in un futuro essere da me corrisposto, io ancora non lo so) mi segua. Potrebbe suonare un tantino pretenzioso e presuntoso come spesso possono (a mio avviso – e qui casca l’asino, perchè dicendo così influenzo la vostra lettura di queste parole) sembrare le mie affermazioni, però diciamo che io ho sempre fatto di tutto per crearmi le occasioni o quantomeno per approfittarne e cercare di costruire qlcs (e devo ammettere, correzione che aggiungo il 24.10, che mi sono anche poi resa conto di avere ferito alcune persone con questi miei atteggiamenti. E, peggio ancora ma dicono che l’onestà paga, a volte mi è capitato di rendermene conto nel momento in cui succedeva ma di non fare nulla per rimediare). Semplicemente, finora non c’è stato nessuno che volesse quello che volevo io al momento in cui lo volevo. E mi è anche stato consigliato di abbassare le mie aspettative. Ragazzi, ci ho provato. Non è facile – punto primo. Punto secondo, vorrebbe dire rinunciare alla propria serenità e felicità nonchè condannare qlcn altro a rinunciare alle proprie.

Che dire di più, ora dovei davvero andare ma a essere sinceri non so se ne ho veramente voglia e in più… boh, non so cosa altro scrivere. Facciamo così. Rileggo, correggo eventualmente e al massimo aggiungo.

[Nota al 25.10 – ormai sono le 00.00 – non ho aggiunto niente, ero troppo stanca per farlo 😀 ]