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Ma perché non sono come tutte le altre?

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Giusto ieri sera me lo sono chiesta, nel vedere queste ragazzine tutte in tiro, tutte lisce e pettinate, con la borsettona firmatona, profumate e soprattutto piene di gente che gira loro attorno come se fossero delle grandi donne in carriera che stanno passando una serata in allegra compagnia dopo una stressantissima giornata di riunioni, telefonate, brunch etc etc. Beh, a essere così tutto appare più facile. Basta avere un po’ di seno, un po’ di belletto, un bel vestitino, tacconi e via! Pronte a conquistare il mondo. Lungi da me il dire che questa sia una critica, per carità, è semplicemente la constatazione che il mio cervello produce nel rimirare simili fenomeni sociali. Tutto questo per dire che ieri sera non so proprio come sia andata. Non so più come sta andando da parecchio in effetti. Non so cosa dovrei avere sotto controllo, cosa dovrebbe essere questa cosa di cui vorrei conoscere l’andamento, perché non so se sta succedendo, cosa sta succedendo, se mai questa cosa che sta succedendo possa avere una continuazione. Sono solo conscia del fatto che mi basti poco per ritrovare pensieri ormai lontani, per ridestare un interesse che con la forza di volontà è facile tenere a bada, soprattutto grazie al tempo che passa e alla lontananza. Non sentire qualcuno per un po’, non vederlo, purtroppo lenisce la motivazione, ma basta un niente a riaccenderla. Non so cosa sia meglio, se la motivazione in letargo o l’entusiasmo di un nuovo incontro (e con questo intendo: dell’incontrare qualcuno di nuovo, dopo un po’ di tempo). Davvero non lo so. So che passeranno un altro po’ di giorni e io starò di nuovo immersa nell’oblio oppure, da venerdì nel caso specifico, assieme a dei bimbi. La cosa è bella, se non che mi rende tutto molto più complicato. Avere il campo proprio la prossima settimana vuol dire non potere incontrare chi dico io per un’altra settimana di sicuro. A meno che non si organizzi qualcosa di infrasettimanale oppure si abbia il tempo di incontrarsi domenica sul tardi. E dall’altra parte, nello stesso istante in cui chi dico io è sperduto tra i monti assieme a non so esattamente chi, c’è qualcun altro che mi vorrebbe portare al mare a luglio. O meglio, avrebbe voluto, peccato che io sia in Svezia per un mese intero!! Ma meglio non saltare subito alle conclusioni. Atteggiamento decisamente da evitare. Tanto più che, dai, non è quello che spero io. Che confusione! Non ci capisco più niente! Basta!!! BASTA!!! bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! E’ per quello che ieri sera io ho desiderato di essere come tante. Di essere una ragazzina, ragazza, giovane donna, fate voi, come ce ne sono tante, comuni, omologate. Tanto il non esserlo, l’essere differenti, l’avere un’altra opinione, non favorisce. Certo non favorisce me. E poi chi l’ha detto che io veramente sono diversa? Chi l’ha detto che quello che ho da offrire io vada bene a qualcuno? Chi l’ha detto che deve per forza succedere anche a me? E poi con chi? Davvero, a me queste cose mi mandano in palla. Totalmente. E cmq non c’è pericolo all’orizzonte. Posso tirare un respiro di sollievo. Aiuto!!! Help! Hilfe! Sto andando in pezzettini, mi sto disintegrando o, meglio, è il mio cervello che lo sta facendo. Sono una specie di vulcano che sta per eruttare, ma ancora non è pronto, ancora c’è solo il movimento dei fluidi al suo interno, ancora non si è raggiunta la soglia del pericolo. Vorrei scoppiare presto per aria però, perché raccogliere tutto dentro vuol dire fare tappo e quel tappo più è grosso e più è pericoloso per l’incolumità altrui. Ieri non è stata una buonissima giornata. Lo è stata in parte, ho ricevuto tante risposte istituzionali, ma poi sul piano umano non si è affatto rivelata la giornata proficua che uno potesse aspettarsi. Io ho fatto una mossa azzardata, forse, forse no invece, semplicemente ho fatto quello che mi sentivo di fare oppure ancora non è stata una cosa degna di nota, è stato un semplicissimo particolare in una serata lunga che si è conclusa non si sa esattamente come. Per me si è conclusa in modo insoddisfacente. Spererei che non sia stato così per tutti i membri del gruppo. Non so nemmeno cosa sto scrivendo, è una di quelle sedute di grafoterapia, una di quelle cose che servono (o almeno dovrebbero) servire per limitare i danni subiti in seguito a traumi, contusioni, fratture, lesioni varie, fisiche e non. Anzi, generalmente tutt’altro che fisiche perché in realtà chi ha un braccio rotto potrebbe avere qualche non indifferente difficoltà a scrivere. 😀 A parte questo, che dire di più? Ah, sì, che sono finalmente riuscita a coniare una definizione decente per il CISV: è un’associazione nata in Ohio parecchi decenni fa che organizza progetti di questo tipo per promuovere la pace e l’amicizia tra i popoli…

Nel frattempo, aggiornandovi in tempo reale, c’era la remota possibilità di un incontro con l’altro, ma la sottoscritta non gli ha manco dato il tempo di formularlo… Non so se ho fatto bene, so che forse sarei dovuta uscire, se questo avesse avuto intenzione di chiedermelo forse avrei dovuto cogliere la palla al balzo. Ma è vero che ancora non mi sono fatta la doccia! Ed è anche vero che non ho dormito tantissimo dalla Debora! Ed è anche vero che ieri ero in coma… Forse non sarebbe stato troppo vero dire che non ho dormito perché non era il mio letto, perché la realtà è che ho dormito poco causa pensieri indesiderati! Però non ho nemmeno fatto in tempo a formularla, perché ho ricevuto una risposta spiazzata e ho dovuto rimediare.. Ma perché ci faccio così tanti ghirigori sopra a sta cosa??? (Coooooooooooome??? Ghirigori esiste in italiano???? Questa mi giunge nuova… Vedi un po’ i casi della vita…)???? Bah… Rieccomi che chiedo aiuto!!! Aiutooooo!!! Heeeelpppppp!!! Hiiiiiiillllllfffffeeeeee!!!!! Queste cose non le so gestire!!! Che diamine!! Que diacho de homem!! Questa non è proprio una cosa che si riferisce a questo contesto, però diciamo che ci stava. Quell’assonanza diamine – diacho…

PS: mi sono impantanata. Si vede? Direi proprio di sì… Da qui non so più come uscirne, di che parlare, come riprendere il discorso…

Avete presente quando qualcuno cerca di fare di tutto per non piacere a chi gli sta davanti? Ok, la cosa è parecchio brutta da pensare, figuriamoci da dire, non parliamo nemmeno da fare. Direi che io sto cercando di farlo. Anche se poi mi sento in colpa e cerco di rimediare. Ho la sensazione che questo sia un comportamento da manuale per quanto riguarda le interazioni tra le persone. Quando si fa una cosa spiacevole, o quantomeno quando si sa di starla facendo, si cerca poi inconsapevolmente o meno di rimediare allo sbaglio/chiamatelo come volete. Così, giusto perché siamo persone e, anche se c’è chi dice di no e che l’uomo è nato cattivo, un minimo di umanità ce l’abbiamo tutti (a parte chi l’ha persa per strada e non se ne è accorto, oppure se ne è accorto ampiamente ma non gliene frega un benemerito piffero) e quindi quando sai per certo o cmq percepisci anche a livello subconscio che hai fatto qualcosa che non dovevi o che cmq avresti potuto evitare o quando conosci le ragioni per cui lo fai meglio della persona che ti sta davanti e con la quale ti stai comportando così e, soprattutto, se sai che lo fai per motivi che non piacerebbero alla persona che hai davanti o che per quel che ne sai e per quello che vedi potrebbero non incontrare le grazie della persona che hai davanti, beh, a quel punto cerchi sempre di rimediare… So bene, o diciamo che ho almeno il vaghissimo sospetto che possiate non aver bene bene chiaro il filo del discorso, e ammetto che probabilmente la colpa possa essere imputata a me, però devo pur dire che questo blog esprime quello che ho dentro e che se lasciassi lì creerebbe parecchi danni. E, come mi sembra patentemente lapalissiano, c’è tanto dentro di me, tanta confusione, tanti sentimenti contrastanti, milioni di incertezze, tantissime cose che vorrei capire, sapere, essere capace di far nascere, essere capace di proteggere, essere capace di cambiare, essere capace di fare. Ho il timore di non valere troppo come persona, perché non sono in grado di gestirmi la vita vera, quella fatta di sentimenti, o cmq non sono capace di creare o accettare le situazioni che potrebbero rendermi la sopravvivenza un’autentica vita. In uno degli interventi precedenti, affermavo con tanta foga che avrei aperto le braccia a quella cosa di cui parlo io, indipendentemente da chi fosse a portarmela. Perché non ne sono davvero capace? Perché quella è un’altra delle promesse che non so mantenere? Perché al momento attuale non saprei accogliere chiunque ma solo qualcuno? Perché? Avevo smesso di chiedermi perché. Perché è l’unica domanda alla quale non si trova risposta. Ci sono un mucchio, un vallo, un sacco, un intero universo mondo di cose per le quali ci si chiede perché e non si ottiene risposta. Eppure le persone continuano a chiedersi perché e si fanno male e soffrono oppure si chiedono perché e dimenticano di esserselo chiesto, evitando così dolori inutili che portarono il Giovane Werther a fare una cosa di cui non ha nemmeno avuto il tempo di pentirsi.

Io, accidenti di un accidentoso diamine, vorrei che quagliasse qualcosa. Peccato che non con chiunque. Peccato proprio. Peccato che non a tutti vadano bene tutti. Peccato che non si sia in grado di accettare tutto quello che ci viene proposto. Peccato che forse sono quelli che non ti aspetteresti mai a essere coloro i quali possono darti quello che cerchi. Non vorrei che questa fosse la vera verità però. Vorrei che la vera verità fosse che alla fine ognuno riesce a vivere le cose che vorrebbe vivere ma con la persona con cui veramente le vuole vivere. A me dispiace non poter volere offrire a tutti le stesse cose. Mi dispiace avere una sola pista aperta e chiudere tutte le altre. In fondo potrei lasciarle tutte aperte. In fondo non c’è nulla che mi dice di no. Nella fattispecie non c’è nessuno a controllare il mio comportamento quaggiù. C’è Chi lo controlla Lassù, ma questo è un altro discorso, perché l’andazzo delle cose quaggiù non dipende dal Superiore Controllo. Non lo so da cosa dipenda, davvero. Non so a cosa dovrei essere capace di rinunciare per vivere quello che vorrei con chi vorrei. Non so le mosse giuste, non so quelle sbagliate, non so come andrà a finire, non so se sono nella sua testa, non so se sono nel suo cuore, non so se sono custodita seppur occultamente in qualche recondito recesso del suo organismo. Non so nulla. So solo di non sapere. Ecco cosa so. E questo non è confortante. No affatto. Non so a che santo votarmi, non so a chi rivolgermi, so che devo aspettare, ma poi cosa devo aspettare non lo so. Non ne ho la più pallida idea… Devo aspettare? Posso aspettare? Quanto? Chi? Aspetto lui? Sarà lui? Chi sarà? Come faccio a non fare la cosa sbagliata? Come faccio a fare la cosa giusta? Come mi devo comportare? La mia testa è piena di domande, oggi, quando invece qualche giorno fa avevo in mano le risposte. Cosa vogliono dire quelle parole? Vogliono dire qualcosa oppure sono solo parole dette a caso? Parole vuote? Cosa vuoi dire quando parli con me? Mi dispiacerebbe vuol davvero dire mi dispiacerebbe? Scusa vuol dire scusa = voglio chiedere venia per una cosa della quale potrei essere accusato, per un comportamento che può dare fastidio a una persona alla quale tengo particolarmente? Ma come ci tieni a questa persona? Cosa è questa persona per te? Cosa può diventare? Che interesse hai? Ti piace? Ti sta simpatica? Vorresti conoscerla meglio? Vorresti stare con lei più spesso? Ti manca mai? Etc etc. La lista è praticamente infinita. Non si può pretendere di avere tutte queste risposte nello stesso momento, specie se non è passato molto tempo da quando si è cominciati a farsi queste domande. E poi pare umanamente inverosimile avere il potere di farsi tutte queste domande in così poco lasso di tempo e soprattutto dopo che non è successo praticamente nulla che normalmente può essere degno di nota. Come dicevo prima, come è ben chiaro da tutti questi punti interrogativi, non ho le idee molto limpide. Sono molto, molto, molto, eccessivamente confusa. Non so come muovermi. Vorrei una risposta, almeno una: funzionerà? Ecco. Questo vorrei sapere.