Terza parte…

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Beh ma allora proprio non posso farne a meno? Sono di nuovo qui, per la terza volta in due settimane. La cosa è davvero strana. Non pensavo sarebbe accaduto di nuovo. Ma come ho già detto preferisco scrivere che altro.
Sono ancora qui, perchè sono annoiata. E anche perchè mi sto rendendo conto che non pensare risulta davvero difficile. Sto pian piano regredendo. Non riesco a controllarmi. E comincio a essere a disagio. Come ho già detto non ci sono speranze all’orizzonte e non ci sono attese da ingannare. Ma qualcosa in realtà la spero e l’attendo. E questo, essendo il terreno di gioco particolarmente instabile, non è un buon segno. Non posso permettermi di crollare ora. Devo cercare di controllarmi, di non fare sciocchezze, di limitarmi ad aspettare che ricominci l’università e che io torni a essere la ragazza impegnata di un paio di settimane fa. Devo cercare di sfuggire alle situazioni di stallo come questa, devo cercare di riempirmi le giornate e sfiancarmi. E’ meglio dover inserire un nuovo impegno tra quelli che già si hanno piuttosto che non averne nessuno e aspettare la manna che ne arrivi uno bello grosso e duraturo.
Oggi mi è di nuovo battuto il cuore. Non va bene. Non ora. Non così. Non senza sapere che tra un mese o due dovrà obbligatoriamente smettere di battere. Potrò permettermi queste cose solo quando e se mai saprò che non accadrà solo a me. E siccome io la situazione di fondo la conosco già, non dovrei lasciarmi proprio andare. Sono discorsi freddi e cinici, lo so. Ma non posso permettermi di stare male. E’ stata la mia realtà quotidiana per troppo tempo in venti anni di vita, pardon, di sopravvivenza. Non posso ripetermi ora. Vorrei avere qualcosa in cui sperare, credetemi. So che dovrei in realtà sperare in un qualcosa che non si limiti alla vita terrena etc etc, ma avere qualche prospettiva anche quaggiù non è poi tanto male, no? E cmq davvero il mio cuore lo desidera tanto di tornare a battere. Ma non ha senso che accada oggi. Anche perchè quella piccola cosa che ho ottenuto oggi è difficilmente un segnale positivo di una possibile evoluzione. Le mie strategie finora non hanno portato a niente. Ed è per questo che non nutro particolari speranze. Mi piacerebbe, ma non ne ho i mezzi. Mi piacerebbe domani svegliarmi e sapere che qualcuno mi sta pensando o con la speranza che succederà quello che aspetto. Ma è molto meglio se mi concentro su altre cose. Anche perchè sperare mi sfianca. Mi toglie le forze per fare qualunque altra cosa che forse è più urgente di quello di cui vorrei occuparmi, che concerne esclusivamente me e che non costituisce però parte integrante della mia esistenza. Oh, lo so che sono discorsi sconclusionati, ma che ci posso fare? Ho bisogno di sfogarmi. Ho bisogno di occupare il mio tempo, di non pensare, di scrivere anche cose senza senso. Anche se in realtà questo scrivere mi riporta davanti agli occhi le cose come stanno dentro di me. E le cose dentro di me stavano un po’ meglio prima. Mi riuscivo decisamente a controllare. Oggi mi sta riuscendo sempre meno. Guardate: se venissero ora a dirmi che va bene così, che non ci resterò male, che stavolta andrà meglio, che ci sarà un futuro anche per me, che ora è solo una situazione di passaggio, che sì ce l’ho fatta, allora potreste star certi che lascerei il mio cuore battere e battere e battere. Lascerei libera la fantasia, gioirei, riderei, ballerei, canterei, esulterei e finalmente vivrei.
Ma io ancora non ho visto nè sentito nessuno dirmi cose simili. E quindi non lo posso fare. E questo mi rende malinconica. Mi rende triste. Mi rende sofferente. Ancora non tanto, perchè il limite non l’ho oltrepassato, però sono sull’orlo del precipizio, Sono qui, vedo il baratro che si prospetta sotto di me. Vedo il vuoto. Una parete rocciosa lontana da me e tra le due pareti (quella sul cui limitare sto io e l’altra, dove probabilmente si nasconde quello che il mio cuore vorrebbe vivere) c’è tanta nebbia. Una nebbia fitta, che si può tagliare col coltello. Una nebbia che pare dire: se cadi ti sostengo. Non ti preoccupare, librati nell’aria, io ti terrò e tu non ti farai male. Ma per quanto possa essere stata sciocca e per quanto possa ancora esserlo in fin dei conti, non mi faccio prendere in giro dalla nebbia. La nebbia è l’incertezza, che per me prospetta dolore. E allora me ne sto qui.
Brutto atteggiamento, ok. Le cose possono sempre cambiare. Sarà anche vero. Ma quando cambieranno? Perchè non è mai la volta buona? Perchè devo vedermi scivolare tra le dita così tante cose buone, così tanti animi che promettono bene? E uno e un altro e un altro ancora. Quanti ormai me ne sono lasciati alle spalle? Ogni volta era una tortura abbandonarli lungo il cammino. Ma è stato inevitabile. Io non voglio più abbandonare animi dietro di me. Ne voglio vivere almeno uno. Almeno una volta. Ne voglio osservare uno vicino a me. E non da lontano e di nascosto. Oppure magari non tanto di nascosto ma cmq senza essere osservata a mia volta. Pensieri romantici. Beh, la tristezza e il male di vivere sono sempre un po’ romantici. E adesso mi sento così. Ho voglia di dire che per me stavolta sarà così. Ho voglia di dire che ce l’ho fatta. Ho voglia di vivere quest’animo nuovo che si è materializzato, in maniera assolutamente inaspettata, perchè sento che non lo posso perdere. Ma la voglia non la devo avere io. Non basta la mia. Queste cose si fanno in due.

Io voglio vivere, ma sulla pelle mia, io voglio amare e farmi male, voglio morire di te…

Già, proprio questo. Voglio morire di te. Chiunque tu sia. E in questo momento sei tu. E mi piacerebbe morire di te. Beh che ne dite? Se fossi un uomo certamente saprei come far cadere ai miei piedi una donna. Ma uomo non sono e manco omosessuale sono. Per cui questa mia grande capacità mi serve a poco. Anche perchè: o conquisto me stessa, ma non mi piace l’idea, oppure sono davvero un talento sprecato.
C’è tanto da dare qua dentro. Lo sento perfettamente. E’ una specie di materia solida che si muove. Imploderà un giorno? Fuoriuscirà incontrollata un giorno? Ogni tanto alla mente mi si affaccia l’idea di scoppiare per aria come un ordigno atomico. Di dissolvermi in un fungo… E il similtessuto che si va a creare rappresenta proprio quello che ho dentro, che ormai è diventata materia solida. Quel giorno sarebbe bene io non fossi sulla Terra, bensì sparuta per qualche nuova e lontanissima galassia, dove nessuno potrà farsi male. Scoppierò come una stella.
Beh, certo non è la fine che ci si aspetterebbe per un comune mortale… Per il momento mi sa che è tutto. Anche la conclusione come vedete non ha capo nè coda. Ci sentiamo presto
Grazie perchè mi sopportate

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