A volte ritornano…

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… Fusse ca fusse la vorta ‘bbona!! Non so se sia stata la volta buona, ma sono di nuovo qui. Chissà mai che non ci ritorni ancora tra poco. Sono qui dopo cinque giornate all’insegna del divertimento e della conoscenza, cinque giornate di tedesco inglese e francese. Di risate e di pianterelli, di supposizioni, di ballo, di cibo, di sapori forti, di piantine e di guide poco brave. E di un altro piccolo taglietto nel già devastato panorama del mio muscolo cardiaco.
Niente di grave, sia chiaro, non è successo niente, come sempre. E non volevo succedesse. Mi ero proprio ripromessa di evitare qualunque situazione simile. Ma non ci sono riuscita. E’ una cosa abbastanza grave, ma forse neanche tanto. C’è chi la troverebbe normale, umana. E infatti si tratta proprio di reazioni umane, di sensazioni umane, terrene. Che lasciano il segno, un segno invisibile, lì dove si spera nessuno mai debba mettere le mani, perchè se no significa che mi stanno immettendo un pace maker o un bypass o mi stanno trapiantando un cuore nuovo. Insomma, niente che le persone normali sperano succeda loro nel corso della propria esistenza. Giusto?
In realtà, non essendo successo niente, e non avendo io cose da sperare, segnali da interpretare, attese da ingannare, non dovrei proprio mettermi alla tastiera, ma in fin dei conti almeno per ora la scrittura è tornata a essere terapeutica. Durante il mio periodo di secca, preferivo lacrimare e lacrimare, ma adesso non ne ho proprio voglia. Non mi alletta affatto l’idea di starmene in posizione fetale a contrarmi come in preda alle convulsioni (mi rendo conto che questa sia un’immagine poco felice, ma lasciatemi essere almeno un po’ drammatica). Ecco perchè mi sono creata un’alternativa: la solita vecchia buona abitudine, la scrittura. Ora, potrei tenermi per me tutto quello che è mio e che alla fine della fiera non interessa a nessuno e in più sono affari miei e dovrei essere gelosa della mia sfera privata. Ma qui non c’è molto pericolo che mi scopra qualcuno. Trovare il blog di msn evidentemente non è cosa facile e ho ampiamente visto che se scrivo qlcs devo dirlo io a coloro i quali la vogliono leggere (ok, ok, lo so che il mio stile è burocratico, ma come suona "a quelli che" rispetto a "coloro i quali"? "Quelli che" mi sembra molto riduttivo, quasi irriverente nei confronti di un gruppo di persone. Le persone sono persone, non sono "quelli"!).
Certo, ho un mio diario personale, uno di quelli con chiave e lucchetto, come si usavano una volta. Il tema non è molto antico – è di Hello Kitty – ma è tenero e non credo sia una cosa molto diffusa o, quantomeno, io non lo so. Le persone non parlano del loro diario segreto di solito, non con semplici conoscenti, e siccome io di persone ne conosco parecchie senza che queste siano davvero mie amiche intime con le quali si condividono segreti etc etc, direi che non posso essere certa della scarsa diffusione dei diari segreti…
Ok, dopo questa digressione che può interessare ancor meno del motivo per cui in realtà mi sono messa qui a scrivere, vediamo di tornare al punto. Il punto è che certe cose non si possono controllare. Il punto è anche che certe cose sono evidenti. Il punto è però anche che non capisco perchè non ne faccio una giusta. Sono una campionessa del tiro al bersaglio sbagliato. Così sembra quasi che caccio senza cognizione di causa, che abbatto indistintamente esemplari della fauna mondiale senza tenere conto della loro possibile condizione di "specie protetta". Oppure sembra che io sia una poco di buono, una mantide religiosa un po’ più pudica della versione originale ovviamente, che però non risparmia nessuno. Eh uffa! Basta! Qualcosa di veramente normale, di giusto nel momento giusto nel posto giusto no? La classica domanda da farsi o da fare a un interlocutore non meglio spacificato è certamente: "Ma cosa ho fatto di male io?" Tutti però abbiamo fatto qualcosa di poco corretto nel corso della nostra esistenza, io me ne rendo perfettamente conto e non nego di essere nell’errore, di essere troppo spesso nell’errore perchè qualcosa di buono arrivi anche per me. Spesso cerco compassione, lo confesso, cosa che chi ha un minimo di amor proprio dovrebbe aborrire con tutte le proprie forze. Ma a me dell’amor proprio sinceramente non importa molto. Non so se amor proprio = dignità, quindi disamor proprio = negazione della propria dignità, però sono sincera se vi dico di essermi comportata spesso in modo poco rispettoso verso me stessa. E allora qui un benpensante potrebbe ribattere: "Allora ciccia, se non rispetti manco te stessa come puoi rispettar gli altri? E ancora di più: se TU STESSA NON rispetti te stessa, come puoi pretendere che GLI ALTRI TI rispettino?" E io chinando la testa risponderei che ha ragione, che forse dovrei evitare di perdere la dignità, se amor proprio vuol dire dignità. E quindi, per concludere il ragionamento di prima, dovrei evitare di cercare la compassione altrui quando qualcosa mi va male. Tuttavia, è l’unica cosa che posso ottenere. Nel senso che, finchè non ottengo quello che spero e di cui ho parlato tanto nell’altro intervento, penso che la compassione sia un ottimo sostituto. Per il semplice fatto che la compassione, certo in modo effimero, ti fa sentire avvolto da un calore, da una comprensione, da qualcosa che si può ritrovare nell’altro sentimento. Sarà anche una visione distorta della realtà, chiunque mi direbbe che sto sragionando, che sto dicendo fandonie, che non è vero niente, che devo smetterla di straparlare, e io darei ovviamente ragione a questa persona, penserei che è giusta la sua valutazione della cosa e sbagliata la mia. Ma non so se sarei davvero in grado di cambiare opinione. E’ una cosa triste, me ne rendo conto, specie oggi che si dice tanto sul rispetto e compagnia, ma ancora una volta mi trovo a dover ammettere di essere un po’ fuori tempo, un po’ sfasata. Come in una dimensione temporale parallela o come in preda alle conseguenze del jet lag.
Beh, devo dire che non sto scrivendo tutto di seguito, ci sono intermezzi emaileggianti, in più era ieri stesso che avevo davvero bisogno di scrivere. Sapete com’è, uno si diverte, fa qualcosa di diverso, ci mette di mezzo il cuore (a me apparentemente capita sempre, un po’ troppo spesso per i miei gusti) e poi arriva la fine. La fine di una "convivenza forzata" che, come nella maggior parte dei casi, si rivela divertentissima. Si formano legami, ci si conosce e si impara a volersi bene. Dividersi non è mai facile. Anche se poi sai che ti rivedrai con queste persone. Ma non sarà mai come quando avete convissuto. Non sarà mai come la prima volta. Anche stavolta c’è stata la forte volontà di ripetere un’esperienza simile, con lo stesso gruppo ovviamente. E non da parte mia stavolta. Allora non sono solo io la sentimentalona che vorrebbe ritrovare le stesse persone e viverci assieme di nuovo perchè la prima volta è stato spassosissimo e la seconda sarà ancora meglio!! Ma non sarà così. Ci rivedremo, certo, ma sarà difficile che riconvivremo ancora. E soprattutto, la vedo dura per quello che era nato in quei giorni. Nato, come è ovvio, solo ed esclusivamente in me. Ma adesso cerco di non cascarci così tanto. Ieri ero triste perchè tutto stava finendo, perchè stavo perdendo ogni occasione. Non so se le ho perse tutte davvero. Ma sarà molto difficile recuperare. E intanto però non devo pensarci. Più ci penso, più mi imbrago in una situazione univoca. E non va bene. Si soffre. Si soffre davvero tanto. Troppo. E non si giunge a nulla. E siccome mi conosco, la cosa non sarà facile. Ma sto imparando a controllarmi. Già le cose avevano preso una piega perfetta all’inizio. Poi si sono malauguratamente evolute ("malauguratamente" perchè seguito non ce n’è. Ci fosse stato, come pensavo inizialmente, ma proprio inizialmente inizialmente, quando credevo ancora di non essere io ad aver trovato qualcosa ma l’altra parte, allora non avrei certo pensato che questa situazione fosse nata sotto una cattiva stella. L’ho detto e lo ripeto: una cosa sto aspettando. E quando arriva, anche se sono ancora un po’ refrattaria se non arriva da parte mia, la voglio riconoscere e accogliere come si deve! E non la definirei mai "malaugurata"!) e io mi sono ritrovata nella solita condizione di similmalinconia, assolutamente immotivata per la solita mancanza di concretezza della cosa. Insomma, la mia sopravvivenza ancora non è diventata vita. E all’orizzonte si prospetta ancora maltempo.
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