Fusse ca fusse la vorta ‘bbona!

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Rieccoci qui. Come più di un anno fa ormai, rieccoci qui davanti alla solita finestra dello studio, in una giornata che sprizza sole da tutti i pori (ma è finalmente primavera!! non come quella volta che era una finta "primavera" di gennaio…) e io rintanata in casa un po’ perchè in teoria non ci sarebbe compagnia diversa con cui condividere la giornata, un po’ perchè ho l’influenza e se non ce l’avessi, oggi pomeriggio partirei per il minicamp di sezione a San Martino in Varolo che, magari non è una bella passeggiata per le calli di Venezia al braccio di qualche principe azzurro, però è sempre e comunque un’uscita al calduccio del sole di primavera.
A proposito di uscite. In realta in questi ultimi tempi non è che ci stia poi così spesso a casina mia. I miei "vecchi" ( 😀 ) a momenti non sanno più che faccia ho e io altrettanto di loro. Il fatto è che mi sono creata una miriade di situazioni per cui io sia straimpegnata tutta la settimana, dal lunedì al sabato come minimo e per le quali, quindi, a casa non ci sto mai. E infatti, solo dopo aver provato a marinare la propria abitazione per così tanto tempo si capisce quanto in realtà si stava bene a casa. Ma, come ho accennato, a casa non ci sono più tanto spesso e, se tutto va bene, luglio me lo passo in Svezia con al seguito quattro pargoli da portare al campo estivo e da settembre mi trasferisco a Colonia per l’Erasmus. Eh già, alla fine anche io mi sono fatta incantare da volontariato ed Erasmus. Per quanto riguarda il primo, non è niente di troppo socialmente impegnato, nel senso che devo stare attenta a circa quarantotto bambini sparsi per un campo abbastanza sterminato. Questo sarà per un mese e finito tutto, quando tornerò a casa, temo avrò la nausea di voci infantili. Con ciò, questa esperienza mi vale come tirocinio, checchè ne dica il prof responsabile, secondo il quale non è un’attività professionalizzante perchè non fa curriculum. Ma siccome ragazzi che hanno fatto la mia stessa esperienza e se la sono fatta valere come tirocinio o cmq l’hanno inserita in un CV a me hanno detto che in realtà si tratta di un’esperienza che rivela molto sulla persona che sei ed è abbastanza inusuale da farci ricadere sopra l’occhio annoiato di un Personal Recruiter (o qlcs di simile), io mi sono convinta a insistere e a chiedere che sia questo a essermi riconosciuto come tirocinio. Anche perchè ho fatto quattro conti e non mi salta fuori nessun altro "quando" interessante, da dedicare al tirocinio, che ricada entro il periodo per il quale mi piacerebbe essere laureata. Con ciò, speriamo vada tutto bene.
Ah, e poi l’Erasmus. In realtà a me avrebbe fatto un gran piacere andarmene a Londra, ma qualcuno mi precede nella lista vincitori, per cui io risulto la prima idonea e se questo qualcuno decide che poi vuole andarsene da tutt’altra parte perchè ha vinto anche da tutt’altra parte e io passo vincitrice per Londra, ormai non si può fare più niente perchè ormai ho accettato Colonia. Va beh, farò di tutto per evitare di incontrare i miei colleghi che l’anno prox torneranno da un anno in Germania (ma NIENTE di personale ragazzi!!!) e soprattutto la mia prof di trattativa tedesco (e qui la cosa è già diversa) quindi, dato che la mia borsa dura solo cinque mesi e ho chiesto di partire al primo semestre, cercherò di prolungarla fino alla fine dell’anno. Per il resto, non so cosa aspettarmi. Non so se essere nella disperazione più totale oppure essere strafelice perchè parto per una città che dicono essere bellissima e perchè vado a studiare presso un’università che pare sia una delle migliori… La risposta è patente, direte voi e Mazzolausen, ma purtroppo si sa che io le cose più sono sott’occhio e meno le vedo. Ho un particolare gusto per il misterioso e il nascosto e cerco sempre di trovarlo in qualunque cosa o persona addirittura, ma non è sempre la strategia migliore, specialmente quando per "cose" si intendono situazioni che sono palesi e cristalline e che io voglio per forza complicare.
Nel frattime, tra un incontro CISV e una firma di accettazione del posto Erasmus, lunedì parto per Speyer – Germania – alla scoperta della B A S F (così mi ricordo di fare la Buchstabierung quando la pronuncio) e mi diletto con delle lezioni alla SSLMIT. Già, perchè ormai pare che le lezioni siano l’ultima cosa che debba fare, nel senso che c’è talmente tanta altra roba a cui pensare che le lezioni sono quasi un felice diversivo. QUASI, ovviamente. Ce ne sono alcune che vorrei ripetere all’infinito, altre che farei volentieri a meno di frequentare. Perchè secondo voi sono magicamente tornata a scrivere sul blog? Oltre che per farvi intenzionalmente fare una catervata di fatti miei, anche per tentare di recuperare la parte di scrittura non istituzionale e tecnica che c’è in me. Dopo alcune prove abbastanza soddisfacenti di traduzioni passive, che solitamente sono le più "facili", ecco che l’idillio è terminato. Ecco che sono promozionale ma non abbastanza, ecco che la mia traduzione è sufficiente ma non buona, ecco che tutta la metà dell’opera che avevo fatto pare essersi sgretolata a causa di uno stile ispiratomi da AD. Ora, io non do affatto la colpa a quella rivista, tanto più che è una rivista interessantissima, fatta benissimo e con uno stile di scrittura che è uno dei motivi per i quali la leggo di quando in quando. Però, dico io, non hai mai letto un numero di AD, benedetto professore di traduzione passiva ita-ted? Tu, che sei un guru della traduzione, che ricevi elogi da persone che manco ti conoscono, perchè diamine non cambi un po’ atteggiamento e la smetti di rompere gli zebedei a quei poveri ragazzi della triennale che hanno disgraziatamente scelto tedesco come seconda lingua alla SSLMIT, abbandonando così ogni altro possibile destino che poteva prospettarsi sulle loro vite? Caro prof, tu non sai che io mi sono ispirata ad AD per scrivere quella benedetta traduzione del catalogo di Amica, però accidenti, non puoi dirmi che la mia versione è poco promozionale! Sicuro di aver letto bene bene?? Tu dici sempre che noi dobbiamo reputare le nostre traduzioni il top del top, bene siccome io questa traduzione l’ho risolta nel giro di due orette rosicate tra una pausa pranzo e una lezione saltata, non ti puoi mettere a dire che è poco promozionale e che è solo sufficiente!! Ok, mi sono sfogata abbastanza contro contanto soggetto, senza che nemmeno lui fosse qui presente.
E poi? Ah, sì, poi c’è il teatro! Un altro motivo per cui non scrivo più è la mancanza di tempo in generale. Lo avete capito, è una diretta conseguenza della quantità di cose con cui ho deciso di riempirmi la vita per non pensare. E tra queste cose ovviamente c’è anche il teatro. Ovviamente in lingua, inglese e portoghese, e ovviamente all’università di sera. -.-‘ Come se non bastasse… direte voi! Già, come se non bastasse! Ma per questo sono fortunata. Ho un aggancio in quel di Forlì, un aggancio che mi permette di occuparle casa per circa tre giorni alla settimana se non di più, consumando le sue provviste e praticamente facendomi debitrice nei suoi confronti per il resto della vita. Sembra poco, ma trattandosi anche di una fuori sede, direi che la cosa fa differenza. Per il momento lei mi apre casa e io le apro le mie orecchie. E così, insieme, ci divertiamo davvero tanto. E siccome lei come me ADORA cercare il nascosto e l’oscuro, perchè c’è sempre qualcosa, quando succede e vedo che esagera cerco di frenarla il più possibile, facendo la mia parte di razionale e riflessiva, cosa che generalmente può sembrare non sia capace.
Detto questo, voi vi chiederete anche perchè cavolo ho deciso di strafarmi di cose da fare tanto da non avere più nemmeno il tempo di dire ciao ai miei genitori di persona. Beh, semplice, fare vuol dire non pensare. Non soffermarsi su quelle cose che nella propria esistenza non sono esattamente come ce le aspettavamo e che nel migliore dei casi ci deludono per un po’, nel peggiore, beh, diciamo che diventano un’ossessione. Riguardando con gli occhi di adesso i miei periodi di ossessione mi viene da sorridere e da chiedermi come ci sia riuscita. Non che rinneghi il passato o desideri non aver vissuto certe cose, semplicemente è come tutto quello che si guarda con il senno di poi, sul quale ci si interroga dubitando di essere la stessa persona che pensava, faceva, diceva quelle cose, qualsiasi esse fossero.
Vedete, questo stadio influenzale è ovviamente provvidenziale. Le delusioni non mancano mai, per quelle c’è sempre posto nella propria esistenza quotidiana. E anche se la volessimo vedere con ottimismo, dovremmo cmq ammettere che le cose non possono andare sempre bene. Nel mio caso l’andamento altalenante dell’ esistenza, in questi ultimi tempi, si sta riequilibrando. Non ci sono più periodi assolutamente idilliaci e periodi decisamente da dimenticare. In realtà oggi sono tre o quattro giorni che tutto non va più perfettamente come prima sembrava andare, ma se fosse successo qualche mese fa, ma no diciamo pure un annetto fa, io avrei reagito molto peggio di come ho fatto adesso. Adesso constato, prima avrei passato giorni e notti d’inferno.
Constato. Ovvero, prendo atto, mi limito a dire: bene, le cose vanno così. Speravo potesse essere diverso stavolta, ma ancora non è giunto il momento per cui debba essere diverso. Non è esattamente rassegnazione, anche se ci assomiglia tremendamente, non è esattamente apatia anche se qualcuno potrebbe ampiamente a ragione chiamarla così. Direi piuttosto che è sostituire le cose sulle quali io purtroppo, e magari a differenza di altri, non ho assolutamente controllo con le cose sulle quali posso avere un minimo di potere decisionale. E poi, e poi, mica detto. Prendete la borsa Erasmus. Io avrò anche scelto le mete, ma poi non è certo da me che è dipesa la scelta definitiva. Diciamo che io partivo da un presupposto molto semplice: l’anno prossimo non posso permettermi di essere ancora qui. E così, una volta che NON mi sono trovata davanti a un bivio, ho preso in mano la penna e ho firmato per una destinazione che forse non era esattamente quella per la quale speravo (senza forse), ma cmq una destinazione che mi permetterà di raggiungere l’obiettivo: non essere qui l’anno prossimo.
Solo per un motivo al mondo potevo decidermi diversamente. Al momento attuale, nemmeno questo motivo può più influenzare la mia decisione. Ho firmato e parto, non c’è storia. Dovesse frapporsi quel motivo famoso tra casa mia e la partenza, beh ci si dovrebbe accordare conseguentemente al mio Erasmus. Sarà anche una ragione egoistica, apparentemente inconciliabile con quello di cui sto parlando (eppure Schopenhauer non diceva che quello di cui sto parlando è l’unione di due egoisimi? Se non era Schopy a dirlo o se ho sbagliato a porre la questione siete autorizzati a stroncarmi), ma è una ragione autentica. E cmq temo proprio che un rischio simile non lo correrò. Non lo correrò proprio perchè, mi vien da concludere per una mia tendenza alquanto masochistica, in fin dei conti spero sempre che quel motivo si frapponga, sia posto in essere, accada. E questo lo allontana da me. Io però non faccio nulla perchè succeda. O almeno non più. Tanto non succede lo stesso. Che io mi muova o rimanga immobile non c’è pericolo che qualcuno mi implori di restarmene a casa. E, come ho cmq già detto, non funzionerebbe. Sono importanti entrambe le cose, per questo bisogna giungere a un bel compromesso.
Ed è proprio per non avere davanti ogni giorno questa sconcertante realtà che ho deciso di occuparmi fino allo sfinimento. Le alternative sono: esaurisciti perchè non fai altro che pensare a qualcosa che non c’è e che continuando così non ci sarà mai oppure esaurisciti perchè non hai più nemmeno tempo di respirare tante sono le cose che devi fare e le cose CONCRETE alle quali pensare. Beh, palesemente è preferibile rischiare un esaurimento nervoso per cose che succedono veramente, perchè devi pensare a cose che non ti inventi tu, che non sono solo nella tua testa.
Certo, sono stata fortunata perchè ho avuto le occasioni giuste, perchè sono apparentemente riuscita a cogliere gli attimi più favolevoli. Ma certo sono tutte cose che dipendono da altre: proposte fatte da altre persone, opportunità date dall’università, passioni che fortunatamente posso coltivare senza dispendio economico. Tutta fortuna. Manca solo una cosa, quella che mi darebbe di più da pensare se solo non avessi da fare tutto questo. Ma per ora posso sopravvivere anche così. Questo NON significa che VOGLIO vivere così. Questo significa solo che SONO COSTRETTA a sopravvivere così. E badate bene, ho detto SOPRAVvivere, non vivere. Già, perchè nella mia eternamente romantica mente idealista, la VITA è tutt’altra cosa che la SOPRAVVIVENZA. La prima è quella per cui generalmente si nasce e che tutti vorrebbero avere, la seconda è quello che in realtà ti succede e che non hai altra scelta che portarlo avanti. Sarà anche triste come visione delle cose, sicuramente riduttivo come riassunto di un concetto così complesso come l’esistenza umana. Ma, appunto, forse è talmente complesso che pretendere di capirlo sarebbe davvero troppo. Io posso provare a fare delle ipotesi, ma più di questo… E sono anche sicura che nel corso dei mesi le mie ipotesi a riguardo devono essere mutate parecchio. Con ciò a chi capita di leggere la me di un anno fa potrebbe far fatica a riconoscermi ora e, in tutta sincerità, faccio fatica io stessa. Cambiare è bello, peccato il più delle volte sia solo necessario alla sopravvivenza e non legato all’evolversi della vita vera. La prima volta che io sono cambiata significativamente è stato proprio per l’evolversi della vita vera. Quella era vita. Quello era ciò per cui si nasce e ciò che tutti dovrebbero desiderare: la Felicità pura e semplice, lo svegliarsi la mattina col sorriso e l’essere sempre – e intendo sempre – pervasi da un mood elettrico, elettrizzante, essere euforici. Peccato che quella fosse una felicità tutta mia, esclusivamente mia, una cieca e sciocca speranza mia, un mio film. Chiamatelo come vi pare, sicuramente si è rivelata non essere la Vera Felicità. Sono eudemonista? Sì, lo sono. Anche se in generale attualmente mi sto scostando parecchio da questo filone di pensiero. In realtà non è che mi ci sto allontanando, semplicemente la Felicità non è più il fine ma è una cosa che ti può capitare per caso. E cmq in questo momento non è che ci sia nulla capace di rendermi Felice con la F maiuscola. Sarà anche una libera interpretazione dell’eudemonia, ma sicuramente la Felicità con la F maiuscola è una cosa che succede un giorno e che per tutti i giorni successivi ti fa sorridere, ti fa stare bene, con te stessa/o, con gli altri, con il mondo… Nirvana, pace interiore, Uno Bene, quello che volete. Una cosa alla quale io mi ero avvicinata molto, checchè ne dica chiunque, e dalla quale ormai sono molto lontana. Ripeto, non ho alcun problema ad ammettere che quella fosse una felicità solo ed esclusivamente mia, quantomeno nel senso in cui la interpretavo io, ma è indubbio che fosse felicità.
(E qui, di nuovo, siete autorizzati a stroncarmi nelle mie considerazioni filosofiche se ve ne intendete di più. Io è un po’ che non apro un libro di filo :-S ).
E adesso, che mi resta adesso? Adesso mi restano i sogni. Ma non quelli a occhi aperti, perchè chissà per quale strano motivo, i sogni a occhi aperti per me non esistono più. Ho perso tutto il peterpanismo che poteva albergare in me negli anni passati. Anche per questo ho smesso di scrivere con regolarità. No, diciamo pure che ho smesso e basta. Per me scrivere era strettamente legato a quella che avrei voluto fosse la mia vita un giorno, quindi scrivevo di cose non ancora accadute, ma che secondo il mio cuore un giorno sarebbero state vere, sarebbero state la Felicità, la mia Vita. Col tempo, mi sono resa conto che non sarebbe stato così. Prima ci sono arrivata da sola, non ammettendolo direttamente di quelle cose, ammettendolo di altre il cui non-essere-poste-in-essere precludeva l’essere posto in essere dei miei daydreams. E poi mi è stato confermato a viva voce: erano solo sogni. Erano solo cose dette per caso, idee avute al momento, che mai, mai e poi mai potevano davvero realizzarsi. Peccato fossero cose così concrete, così realizzabili se solo ci si fosse creduto in più di uno. Se una cosa la puoi pensare, allora vuol dire che può esistere. E allora vuol dire che ci potevamo tutti credere sul serio. Ma ora non ha più importanza, nel senso che cmq non è quel piccolo particolare ad aver fatto la differenza. Infatti, è saltato fuori molto tempo dopo. Il fatto che cmq io ora stia rivangando il passato non vuol assolutamente dire che stia ritentando di portarlo in auge. Cosa che potrebbe facilissimamente essere sospettata.
Dicevo dei sogni. Sì, i sogni notturni. Mi hanno dato parecchie soddisfazioni. Anche quei sogni, come quello di stamattina, in cui le cose in realtà non vanno poi così bene, però quando ti risvegli ti rimane cmq una bella impressione perchè qualcosa di tenero è successo. E nella fattispecie era ovviamente la realizzazione cinematografica (diciamo così, cmq fittizia) di quello che avrei voluto fosse tanto tempo fa. Una volta constatato che nemmeno nel sogno sarebbe stato, che quello che avevo vissuto nel sogno era appunto una messa in scena, dopo essere cmq uscita sconfitta e in definitiva, non si sa bene il perchè, umiliata, quando mi sono svegliata, mi è cmq rimasta una bella sensazione. Il ricordo di un tocco, di una riconciliazione, di un sorriso. Un ricordo forse un po’ maliconico perchè penso l’ultima scena del sogno fosse la chiusura di una porta. Potrebbe voler dire una miriade di cose diverse, sarebbe interessantissimo poterlo analizzare. E non solo questo. Ho sognato pressochè di tutto: facce sconosciute, una casa colorata e ristrutturata (il che corrisponderebbe a un mio daydream ovviamente), di avere a disposizione il guardaroba di svariate modelle messe insieme… Davvero di tutto. Ecco, forse avendo così tanto da fare e non restandomi tempo per fantasticare, i miei daydreams si trasferiscono nell dormite notturne. Il che è una cosa molto positiva, perchè vuol certamente dire che dormo!! 🙂
Detto questo, diciamo che in un giorno ho esaurito le capacità di resistenza allo sforzo del mio braccio sinistro (si vede che è tanto che non mi metto qui e bloggo). Inutile che vi dica che ci sentiamo presto, perchè sì tra un po’ arriva un periodo più tranquillo e ringrazio il Cielo, però non so se mi metterò di nuovo alla tastiera. Mi piacerebbe perchè starebbe a significare che non l’ho data vinta a Cristiani con la sua solita manfrina del voi-sicuramente-non-scrivete-più-da-dopo-la-maturità, ma non ci spero troppo e nemmeno ve lo prometto. Le promesse è un po’ che cerco di evitarle, anche quelle piccole, e non perchè non sia bello fidarsi e promettere e sapere che chi promette manterrà, ma proprio perchè io in primis non mi fido della mia capacità di promettere. Quando si promette, lo si deve fare con cognizione di causa, si deve essere assolutamente certi che si sarà capaci di mantenere la propria parola, quindi promettere non è una cosa da prendersi alla leggera. Lo dico proprio in seguito a una piccola promessa che non ho mantenuto e che mi ha fatto sentire in colpa. Se ci ripenso, mi ci sento ancora adesso in colpa, anche se la cosa è successa parecchio tempo fa. Ecco perchè, promettere, prometterò un giorno se sarà il caso, ma soprattutto solo se sarò sicura che quella promessa la saprò mantenere. Ecco perchè non vi prometto che tornerò presto a scrivere.
E perchè non sperarlo almeno? Beh, perchè le mie risorse di speranza si sono esaurite e ci vorrà parecchio per poterle ricaricare. Aspetto che la Vita mi sorprenda, che si prenda gioco della SOPRAVvivenza, che mi scuota forte e mi dica: "Ehi! Io sono qui!!! Che aspetti ad acciuffarmi? Forza, prendimi!" E a quel punto sì che sarò di nuovo Felice. Certo ridurre questa possibilità a un solo evento è abbastanza rischioso, peccato che pare che in generale questo solo evento sia alquanto diffuso, sia una cosa assolutamente normale, che ci si aspetta prima o poi tutti abbiano la possibilità di viverlo. Peccato anche che l’eccezione alla regola esiste sempre. Peccato anche che l’eccezione a questa regola temo essere io. "Ok, ok. Questa è una considerazione megalomane ed egocentrica. Ma è inutile che vi faccio il riassunto delle cose che vanno a sostegno di questa tesi, vero?" "Vero." "Bene, grazie"
Quindi, ci sentiamo tra un periodo indefinito
Con affetto
Silvia
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